"Saltapicchio" 2008 Marche Sangiovese - Boccadigabbia

Boccadigabbia è una piccola colonia francese a Civitanova Marche, almeno a livello vitivinicolo: questa storica azienda fu infatti un podere dell'Amministrazione Bonaparte fino a quando, nel 1956, venne rilevata dalla famiglia Alessandri. Gli attuali proprietari non vollero rinunciare ai vitigni internazionali i quali, almeno in questa piccola oasi francofona a due passi dal mare Adriatico, si erano sempre espressi con grande qualità, financo territorialità. E proprio per questo quando si tratta di Boccadigabbia fa quasi un certo effetto parlare di Sangiovese in purezza. C'è da dire che l'azienda in questi ultimi anni sta investendo molto sulla valorizzazione degli autoctoni, ma questo Saltapicchio sembra un ambasciatore in mezzo agli illustri Pix e Montalperti, dinanzi a sua maestà l'Akronte. 



"SALTAPICCHIO" 2008 MARCHE SANGIOVESE - BOCCADIGABBIA

Lo abbiamo bevuto alla cieca, in uno dei #blindtasting che si fanno fra amici per ammazzare la noia e diverse bottiglie, che lo spazio in cantina comincia a scarseggiare. Il Golem questa volta ci ha fregati per bene: non lo avremmo preso nemmeno se al posto della cuffia nera da boia fosse stato incartato con un cuki gelo. Se poi non fosse stato per quella scintilla granata sull'unghia, o per la perversione del Golem all'uso del decanter, gli si sarebbero dati almeno 5 anni in meno. Il naso è dapprima un po' austero, impacciato, ma dopo un buon riscaldamento tira fuori marasche e frutti maturi, cuoio, tabacco e note erbacee. Terziari a profusione, ma quella speziatura data dal legno risulta ancora un po' troppo evidente. Piace perché è balsamico, tanto da stappare le narici, e per l'odore del catrame, nitido, che riscalda le membra. Mi sovviene che da piccoli usavamo chiamare "catramine" le bordate di collo pieno, che a prenderle in faccia erano dolori. Ecco questo Saltapicchio è un bel calcio di tecnica e coordinazione, che però oggi si stampa sul palo. È caldo, intenso, ma i tannini alternano sulla lingua dolcezze e carta vetrata. Il potenziale non manca, l'equilibrio verrà.


Nel complesso un gran bel rosso che sottolinea il carattere tipico del Sangiovese delle Marche centro-meridionali: dimenticatevi la brillantezza, la vivacità, la freschezza dei rinomati territori toscani, ma abbandonatevi ad un caldo abbraccio materno, morbido e rassicurante.
Lo stile di vinificazione fatto di lunghe macerazioni ed affinamento in barrique nuove o seminuove si ritrova nel liquido, nel suo colore e nelle sensazioni che esso regala. Un Sangiovese retrò, d'altronde un vino di più di 10 anni fa, che ai tempi dei social, rapidissimi ed irragionevoli, equivalgono a circa un'era geologica. Attenzione: non è un vino che odora di vecchio, ma che anzi evoca la struggente nostalgia di fragranze senza tempo. 
 

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