Il Verdicchio dei Socci, vignaioli a Monte Deserto
A qualche anno dalla prima visita in cantina, sono tornato dai Soccis, lassù a Monte Deserto, dove padre e figlia hanno fatto di una collinetta piantata a Verdicchio una storia di famiglia, a cavallo fra passato, presente e futuro.
Ci voleva proprio - giusto per scaldarsi un po' - un ripassino invernale dai Socci, a Castelplanio. No, a Monte Deserto, questione di principio, ma nel senso etimologicamente circoscritto di "origine". Perché l'azienda vitivinicola Socci, così come la conosciamo oggi, lega indissolubilmente la sua esistenza proprio a questa collina, 350 m slm, sulla cui sommità dimorano gli appena 3 ettari di Verdicchio di proprietà. Da qui si possono mirare tutti gli elementi caratterizzanti della Vallesina: il monte San Vicino, la gola della Rossa, il fiume Esino ovviamente, diversi Castelli di Jesi, le colline e - in ultimo un po' per dargli il giusto peso - il mare Adriatico. Vini di territorio, dicevamo.
Al centro del vigneto, poi, c'è una casina piccola così, una casa-cantina proprio come quelle di una volta, come quelle dei nonni. Marika ha scelto di viverci. E nel momento in cui l’ho saputo, mi è apparso subito evidente quanto sia cambiata da quando la conobbi ormai diversi anni fa. Allora potevo vedere sì con chiarezza quanta energia riuscisse ad infondere nel padre, e come questo avesse dato nuova linfa all'azienda, permettendole di fare il salto decisivo.
Ora, invece, in lei percepisco qualcosa di diverso e di più radicato: un senso di responsabilità pieno e consapevole nei confronti dell'azienda di famiglia e del Verdicchio e del vino stesso, come se si fosse definitivamente riconosciuta in questa eredità, accogliendo dentro sé quel richiamo profondo che lega generazioni. Ed oggi Marika, grazie alla sua determinazione, è il volto di una cantina conosciuta e riconosciuta, una figura di spicco nel contesto della FIVI e di tante altre iniziative in giro per l'Italia, una efficacissima comunicatrice del vino.
Accanto a lei il padre Pierluigi, il Capo, onnipresente punto di riferimento, vignaiolo istrionico ed irriducibile guascone, zoccolo duro per davvero, tutto mestiere, memoria e capacità di cavarsela in ogni circostanza. Sostanzialmente quello che si direbbe un Contandino. In cantina e tra i filari sperimenta, prova, accrocca, smonta e ricostruisce, cercando soluzioni lontane dalle mode e sempre aderenti ai propri gusti. Nelle poche parole spese a parlare di lui mi rendo conto di rileggere forse tutta l'identità della cantina Socci.
E con 52 vendemmie alle spalle questa minuscola cantina resta solida sul mercato e fedele ai suoi principi: niente svendite, niente guide e niente influencer, ma una solida rete di relazioni ed una narrazione autentica e genuina.
'Martina' 2024 Verdicchio dei Castelli di Jesi doc Cl. Sup.
La bottiglia d'entrata, definita in maniera molto azzeccata il loro Verdicchio "gentile". Mosto fiore macerato a freddo per qualche ora sulle bucce pigiodiraspate. Esalta i tratti varietali e freschi del vitigno, fiori bianchi, leggera nota vegetale, buona sapidità. Noto una bella vena acida che non ricordavo così pronunciata, capace di renderlo anche più interessante del solito. Rinuncia in parte alle famose note amaricanti del vitigno che tanto ci piacciono e che ahimè allontanano molti appassionati. Vino sincero e preciso, una garanzia. Marika raramente se lo porta appresso fra fiere e degustazioni, ma cercherò di farla rinsavire.
'Marika' 2023 Marche bianco igt
Questo vino è la testimonianza dello spirito artigiano della cantina: è ottenuto infatti con la tecnica della crioestrazione, che nelle prime uscite veniva ottenuta con metodi "caserecci", magari un po' arrabattati ma certamente ingegnosi. Una volta raccolte, le uve vengono congelate ad una temperatura di meno 12 gradi e successivamente pressate, ottenendo un mosto concentrato che sarà la base per un vino di grande struttura e molto peculiare dal punto di vista aromatico. Appena servito, in realtà, al naso stentava molto ad aprirsi, ma in seguito ad una ripetuta ossigenazione è stato in grado regalare un bouquet ampio e complesso, non molto intenso ma di grande finezza, con agrumi maturi e frutta gialla, frutta secca, erbe officinali, note minerali, gesso, fiori bianchi e spezie. Sorso morbido e molto appagante.
'Deserto' 2024 Verdicchio dei Castelli di Jesi doc Cl. Sup.
Se porta impresso il nome del territorio un motivo ci sarà, no? È il vino più rappresentativo, colui che porta con sé l'identità di una famiglia, i suoi luoghi, la sua storia.
Per la produzione del "Deserto" vengono selezionati i grappoli più vicini alla vite, le uve più ricche e concentrate. È un verdicchio autentico, coi i suoi profumi ed i suoi sapori, un tenore alcolico pronunciato, la giusta freschezza, tanto sale, la nota citrina che tira la volata all'ammandorlato. In evoluzione va su camomilla, fieno e nocciola. Credo che il tocco dei Socci sia tutto nell'armonia della bevuta, in quell'equilibrio quasi premuroso nei confronti di chi se lo trova nel calice.
'Bianca' 2021 Verdicchio dei Castelli di Jesi doc Cl. Sup.
Parlare di questo vino mi mette un po' in crisi, perché per quanto la gestione agronomica fino alla raccolta stessa siano assolutamente classiche, nel suo processo di vinificazione c'è ben poco di umano. Sì potrebbe dire che "Bianca" non sia altro che la sua tecnica di vinificazione? Forse sì, a patto che questo non sminuisca tutto il sudore a monte di essa. Passando alle questioni pratiche, esso viene realizzato in Vinooxygen, sistema brevettato per vinificare in assenza di ossigeno e in assenza di travasi, con una sosta di quasi 10 mesi sulle fecce fini e batonage automatizzati. Tutte le fasi di pulizia della massa avvengono all'interno della vasca ed il vino finale entra in bottiglia direttamente da Vinooxygen, senza passaggi intermedi. Da quello che ho potuto carpire, Marika ed il Capo sono in leggero disaccordo riguardo la produzione (o anche il futuro, il significato, l'esistenza e l'essenza) di questo vino, ma Pierluigi sembra straconvinto per cui non possiamo fare altro che fidarci di lui. D'altronde il Capo comanda, è tautologico.
Oltre tutte queste chiacchiere c'è anche un vino comunque, di grande complessità, che al naso presenta fiori secchi, frutta gialla matura, miele ed erbe aromatiche, anice, finocchio, cenni speziati, foglia di té e whisky. Al sorso tanto calore dato dai 15 gradi alcool, comunque ben integrati in un corpo imponente ravvivato dalla vigorosa sapidità e da una discreta freschezza propria del vitigno. Tutte queste qualità si traducono infine in una persistenza invidiabile. Un Verdicchio atipico, un bel bianco che credo possa dare belle soddisfazioni anche lasciandolo in bottiglia per un po'.
'Così è' 2022 Metodo classico Extra-brut
Adoro questo spumante, una sorta di rifermentato che ce l'ha fatta, con sboccatura a 9 mesi e appellativo di Metodo Classico Extra-brut. La sosta breve sui lieviti riesce a valorizzare nel migliore dei modi la freschezza e il vitigno. Spiccano le note agrumate e di erbe aromatiche, la mineralità ed un sorso secco e sapidissimo. Anche qui il manico del Capo si sente tutto, e sta sempre nell'equilibrio, orientato alle durezze - sì, ovvio - ma capace di scongiurare derive da "lametta". La semplicità è una cosa dannatamente seria da comprendere ed ancora più complicata da realizzare.
'Peter Luis' 2022 Metodo classico Brut VSQ Millesimato
Il vino del Capo, ovviamente. Ci sono il suo nome e la sua foto impressi in etichetta. Metodo classico meraviglioso, preciso, impeccabile. Diciotto mesi sui lieviti. Sa di agrumi e frutta bianca, di pane fresco e di mandorla. A voler essere nerd, ne sa pure di noccioline americane e di burro (di noccioline). In bocca tanta freschezza, tanto sale, ed un bilanciamento perfetto grazie al leggero dosaggio, che permette di godersi un Verdicchio MC paradigmatico.
'Ousia' 2022 Metodo classico Dosaggio zero VSQ Millesimato
Era da tanto tempo che "Ousia" non usciva, ed ho avuto l'onore di assaggiarlo sboccato à la volée nientepopodimeno che da Marika in persona!
Avendo modo di conoscere the Soccis, vi rendereste subito conto che sono un pochino fuori di testa. Probabilmente anche per questo sono partiti direttamente dal mostro finale, ovvero dal Metodo classico non dosato con lungo affinamento sui lieviti (circa 36 mesi), di certo la bottiglia tecnicamente più impegnativa. "Ousia" è il primo tentativo di spumantizzazione fatto da questa minuscola realtà artigianale, e in etichetta porta lo sguardo premuroso della moglie/mamma. Al naso pregiate note di lieviti e pasticceria, accompagnate dal tratto varietale, anche qui perfettamente preservato. Complesso, cremoso, avvolgente, gustosamente sapido. Penso di possa dire senza problemi: l'"Ousia" gioca nella serie A degli spumanti marchigiani.






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